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05/09/08 SEC – S. Stefano - Con Maurizio Crozza rivive l’antico villaggio operaio Vaccari

Il Secolo XIX – 05/09/08 – pag. 27

 

ERA IL 1880. Alla "Palanceda" Ponzano  Magra nasceva una piccola fornace  di laterizi, sfruttando una cava di  argilla di particolare purezza e qualità.  L'aveva sempre usata, la gente,  quell'argilla: ma ci sarebbero voluti imprenditori  di fuori, prima Stanizzi, da  Monopoli, e poi i Bonazzi, per farne  una fabbrica: passata nel 1893 a Giovanni Ellena,  E poi ai Vaccari.  È una storia epica, quella dell'azienda  Santo stefanese: una pagina  Simbolo della storia del lavoro italiano,  finita purtroppo con la chiusura della  fabbrica cara perfino ai Futuristi, che  avevano scelto a Ponzano le tessere ceramiche dei  loro mosaici inneggianti al  progresso, custoditi ancora al Palazzo  delle Poste. Ed è coraggiosa, la scelta  del sindaco Juri Mazzanti, e dell'assessore  provinciale Paola Sisti, di far rivivere  in qualche modo il villaggio operaio  in cui negli  anni Cinquanta gravitavano  oltre duemila santostefanesi:  perché domani sera alle 21,30, ad ingresso  libero, all'ex Vaccari arriverà  Maurizio Crozza.  Crozza, che non ha voluto esibirsi a  Varazze (e ha cancellato le altre tappe  liguri fra bar e turisti), si è esaltato scoprendo  la storia di questa fabbrica: dedicherà  la serata proprio agli operai  ponzanesi, a chi c'era e a chi c'è ancora.  E dal Leclerc funzionerà un servizio  navetta, perché si attende un'invasione  di spettatori. Provincia e Comune di Santo Stefano Magra puntano  molto su questo spettacolo, "La terra  delle meraviglie":parole e musica, e satira  feroce, con Davide Cesareo alla  chitarra e Savino Belfiore al pianoforte.  Crozza farà rivivere la storia del  villaggio operaio, quando la fabbrica  era il paese, era la realtà, era il lavoro.  «Era tutto: e fa impressione, pensare  che oggi ci siano così tanti santostefanesi  che nemmeno sanno dove si  trova», sospira Mazzanti: impegnato  oggi in un difficilissimo tentativo di  trasformare quel che resta dei 150 mila  metri quadrati, con un milione di metri  cubi di costruzioni, in qualcosa che  possa salvare la storia e dare spazio a  nuove realtà. «Ma non è facile spiega perché  ci sono cinque proprietà diverse,  e dovremo affrontare gli interessi  dei privati...».  Si vuole tener viva la memoria:  anche con questo spettacolo. Perché le  luci saranno accese nelle stanze e negli  uffici, e si farà finta che dietro le mura  ci sia ancora la gente.  Dopo Ellena, a fine ’800, già  nell'aria soffiava l'interesse dei genovesi,  i Vaccari, con il patron Carlo, e con  quell'ingegnere Filippo Tassara, che  già operava nell'acciaio, e ben vedeva  questa piana operosa della vallata del  Magra. Fu con quei signori arrivati qui  dalla Lanterna, che si sperimentò il  primo gres, durissimo, che avrebbe  preso il nome di "rosso Ponzano". Nel  1911, se ne facevano 600 metri quadrati  al giorno, con le prime produzioni di  bellissimi mosaici: e gli addetti, da 123,  erano saliti a 400. Il villaggio operaio  cresceva, con orgoglio. Poi, con la  prima guerra mondiale, lo sforzo bellico  impose altre produzioni. Alla pace  si riprese con la tecnologia migliore dei  tempi: duemila metri quadrati al  giorno, con la cottura nei forni Hoffman.  Nel '32, la Ligure era forse la più  importante fabbrica europea nel suo  settore: le piastrelle ormai erano prodotte  con nuovi criteri industriali,  quasi dodicimila tonnellate. E i futuristi  avevano scelto proprio le coloratissime  tessere della Vaccari, per i meravigliosi mosaici  interni al Palazzo delle  Poste.  Ma già un'altra guerra incombeva,  con le sue stragi. Anni duri, quelli del  '44 e del '45: fabbrica chiusa, operai al  fronte, donne a casa a fare i miracoli.  Fino a quel nuovo dopoguerra, che  avrebbe esaltato gli animi con il miracolo economico degli anni  ‘50e‘60:alimentando  la concorrenza con le ceramiche  di Sassuolo. Intanto i vecchi  forni Hoffman se ne erano andati in  pensione, sostituiti dai forni a tunnel:  si risparmiava tempo nella manutenzione,  e nel numero degli operai. E così  nel '68 la Vaccari si riorganizzò: ma  dietro quei tagli, si nascondeva la pagina  dure delle lotte operaie per la difesa  dei posti di lavoro, destinate ad affondare  nel fallimento aziendale del  '72. Occupazioni, casse integrazioni,  miraggi di salvezza dell'azienda, sarebbero  andati avanti per trent'anni e più:  mentre gli operai calavano, ridotti già a  soli 300, nel '79. Il resto, è storia recente:  automatizzazioni, management,  forni a rullo, l'arrivo dei tedeschi,  con Volleroy & Bosch, e degli austriaci,  con la Lasselsberger, Ela chiusura  di tutto. 

 

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